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Candioli

Cultura equestre

Giovedì 06 Ottobre 2011

Come imparare a montare a cavallo

L’EQUITAZIONE

Certamente tutti gli sport sviluppano le qualità del corpo: attività, destrezza, forza e robustezza. Molti tra loro accrescono nello stesso tempo, benché più o meno, le qualità morali. Ma, di tutti gli sport, senza dubbio è l’equitazione che sviluppa con la più grande armonia tutte queste qualità e che ha la più felice influenza sulla formazione dell’uomo.

Differentemente da certi sport che coltivano soprattutto la forza bruta, l’equitazione mantiene nell’evoluzione fisiologica una giusta misura tra la forza e la scioltezza. Queste particolarità, che si propagano del tutto naturalmente nel campo morale, producono una formazione più equilibrata, più civilizzata. Così, l’equitazione -- sport completo per eccellenza – tempra i corpi come le anime.

La pratica del cavallo, poiché sviluppa l’abilità, l’agilità, il coraggio, il gusto del rischio, il sangue freddo, sviluppa il sentimento della forza fisica e fa nascere la fiducia in se stessi. Accresce anche la volontà, lo spirito di decisione, l’iniziativa, la risolutezza e dà il desiderio e l’abitudine di dominare, sottomettere, qualità del capo. L’addestramento del cavallo sviluppa la tenacia, la perseveranza, la calma, la pazienza, la padronanza di sé, insomma tutte le virtù che sono contrarie alla collera e alla perdita del controllo di sé.

L’equitazione, inoltre, è così accattivante che raffina considerevolmente le qualità di osservazione e fa nascere il desiderio di apprendere, di sapere di più, ciò che si estende in fretta agli altri campi della vita. E’ notorio che nessuno è altrettanto curioso di istruirsi quanto l’uomo di cavalli.

Poiché gli animali, i bambini e tutti i primitivi sono sottomessi alle stesse leggi psicologiche, gli addestratori sono per la maggior parte del tempo accorti pedagoghi.

L’equitazione ha risorse così varie che può essere praticata con la stessa passione fino alla vecchiaia. Quanti uomini di età hanno per l’addestramento o per l’alta scuola lo stesso ardore che, quando erano giovani, manifestavano sulle piste degli ippodromi o sui campi di salto ostacoli? Quanta riconoscenza hanno per l’equitazione e per il suo indispensabile compagno, al cavallo, al quale sono debitori di tante gioie, di tanto piacere e di tanti bei ricordi!

Dal punto di vista della formazione morale ciò che rende superiore l’equitazione è che questo sport consiste nella condotta di un essere animato. E’ incontestabile che la frequentazione degli animali non può che essere profittevole per l’uomo dotato di cuore e di intelligenza.

Chi ama gli animali è più portato ad amare il suo prossimo. Non si può essere certi che colui il quale si dimostra violento e crudele con gli animali saprà far differenza tra animali e uomini.

Se i giovani sapessero quanto tutto è delizioso e vantaggioso nell’uso intelligente del cavallo, con quale entusiasmo si dedicherebbero all’equitazione invece di precipitarsi, come succede per un numero troppo grande, verso le macchine!

Felici i tempi in cui la velocità era nel ritmo della vita naturale! Sistemi nervosi e idee erano senza dubbio molto meglio equilibrati che al giorno d’oggi. E ora l’uomo, nel quadro della natura e delle sue leggi, che non viola mai impunemente, la pratica dell’equitazione dà il sentimento della misura. Dopo aver permesso all’uomo di aumentare la velocità nello spostarsi, il cavallo gioca, nel nostro secolo di velocità e di scompiglio, un ruolo di benefico rallentatore.

Evidentemente il motore permette di andare più velocemente. Più velocemente! Quanti, per aver voluto guadagnare qualche minuto, hanno perso stupidamente la vita! Quanti, presi in questo sbalorditivo turbine della vita moderna, conducono un’esistenza disordinata, febbrile, irregolare, al ritmo trepidante sempre più indiavolato e allucinante delle macchine!

Dirigere un essere animato, sensibile, che dà prova di personalità, d’iniziativa, e offre con coraggio vivacità e buon umore gli sforzi che gli chiediamo, è certamente più delizioso che condurre una macchina. Il piacere dato da un galoppo deciso in campagna in compagnia di un bravo cavallo è di una qualità ben diversa da ciò che si può provare a far rombare un motore su una strada puzzolente e piena di insidie. La differenza della formazione dello spirito che risulta dalla pratica del volante e da quella del cavallo è considerevole.

Il cavallo abitua a guardare lontano, allarga le visioni, mentre il volante dà spesso visioni strette come il nastro asfaltato sul quale il guidatore concentra lo sguardo e l’attenzione.

Mentre il volante dà a molti lo spirito del "guidatore da strapazzo", il cavallo dà lo spirito cavaliere, sempre apprezzato in tutti i campi dell’attività umana. Il rimprovero di darsi delle arie, spesso rivolto ai cavalieri, non è giustificato. Sebbene nessuno ne voglia convenire, tutti più o meno si danno delle arie per qualcosa. I cavalieri non si danno più arie che gli altri esseri umani. La maggior parte dei grandi cavalieri sono semplici e modesti. Nulla sviluppa la modestia come le difficoltà sempre nuove e diverse dell’addestramento e soprattutto dell’alta scuola.  Chi si dà delle arie è talvolta il piccolo giovanotto cavaliere della domenica, ma questo difetto lo abbandona quando il tempo ha permesso ai suoi cavalli di addestrarlo.

Una frase scritta da lungo tempo e che rimane così ricca di verità malgrado la concisione dà a questo capitolo una eccellente conclusione:

L’uomo si completa con il cavallo

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